AVELINO NEGRO

Avelino Negro
nato a Resia nel 1933
Casato ÖJSKIN
Arrotino
Avelino, terminato il periodo militare, nel 1958 sposò a Resia Maria Quaglia, dalla quale ebbe quattro figli.
Già nel 1956, però, aveva lasciato la valle insieme ai suoi cugini per raggiungere Milano, alla ricerca di lavoro come arrotino. Partirono con la bicicletta fino a Resiutta, dove presero il treno diretto verso la grande città, portandosi dietro sogni, speranze e il desiderio di costruirsi un futuro.
In quegli anni Avelino faceva la spola tra Milano e Resia: trascorreva lunghi periodi a Milano per lavorare e rientrava a casa in occasione delle festività più importanti, soprattutto a Pasqua e a Natale, per stare accanto alla famiglia. Fu un periodo di sacrifici e di lontananza, vissuto con la speranza di poter un giorno riunire definitivamente la propria famiglia a Milano.
A Milano non fu facile. Ogni giorno era dedicato al lavoro, mentre la domenica rappresentava un momento di riposo e di preghiera. Era anche il giorno in cui la nostalgia per la famiglia si faceva più forte. Durante la Santa Messa vedeva le famiglie riunite e sentiva ancora più profondamente il desiderio di avere accanto a sé Maria e i suoi figli.
Dopo il matrimonio e la nascita dei primi quattro figli, Avelino iniziò a cercare una casa dove poter finalmente riunire tutta la famiglia. Non era semplice a quei tempi, soprattutto quando si dichiarava di avere quattro figli: non tutti erano disposti ad affittare una casa a una famiglia così numerosa. Ma Avelino non si arrese e, alla fine, riuscì a trovare una sistemazione che gli permise di portare con sé a Milano la moglie, i quattro figli e anche i suoceri.
Nel 1963 il trasferimento a Milano divenne definitivo. La famiglia si stabilì quindi in città e, con il passare degli anni, arrivarono altri due figli. La casa diventò sempre più stretta e Avelino iniziò a cercare una soluzione più grande, fino a quando trovò la casa che avrebbe accolto la sua numerosa famiglia.
La acquistò con una semplice stretta di mano, sulla fiducia, promettendo al proprietario che avrebbe saldato l’importo nel giro di pochi mesi. Erano tempi in cui la parola data aveva un valore enorme. E Avelino mantenne la sua promessa: lavorando duramente, riuscì in breve tempo a saldare completamente il debito.
Continuò a lavorare a Milano come arrotino per tutta la vita, fino al 2020, quando, all’età di 86 anni, decise di fare ritorno a Stolvizza, nella sua Val Resia, portando con sé una vita fatta di sacrifici, lavoro, coraggio e fiducia.

Avelino Negro e Maria Quaglia
Al mio caro papà Arrotino
Caro papà quante volte ho pensato di scriverti, probablmente non era ancora il momento giusto. Il momento tanto atteso ora è arrivato, ed eccomi qua davanti alla tastiera del mio pc, per scriverti uno dei miei pensieri più grandi che vorrei gridare al mondo intero” SONO FIERA E ORGOGLIOSA DI AVERE UN PAPA’ COME TE”. Papà nella mia mente scorrono le immagini di momenti trascorsi insieme di quando ero ancora bambina, devo ammettere che questi ricordi sono talmente forti e indelebili, che custodisco gelosamente nel mio cuore. Ricordo il tuo rientro a casa dopo aver trascorso una giornata dura di lavoro, siccome eri perennemente tra le strade di Milano avvolto dalla fitta nebbia o dal troppo caldo che sormontava la città. Ogni volta che ti vedevo scendere dal tuo motocarro blu, i miei occhi si riempivano di gioia nel vedre il mio bellissimo papà. Papà devi sapere che la tua struttura fisica, la tua altezza, la tua corporatura robusta e le tue forti mani, mi hanno sempre trasmesso una infinita sicurezza e molta protezione. Ricordi quando salivo sul tuo motocarro blu per fare lo scivolo?…ebbene si devo confessarti che tuttora riesco ad assaporare quell’odore di bruser quando mi abbracciavi soringendomi al tuo petto. Nonostante il tempo sia passato, oggi quando ti incontro per le strade dellacittà alla guida del del tuo motocarro i miei occhi sorridono ed il mio cuore si riempie di molta felicità, perchè so che stai bene e il lavoro rappresenta la tua vita!!!
Papà sei stato e rimmarai per sempre il mio unico mulia (scleifer)
Con tanto affetto e orgoglio
dalla una figlia innamorata del “SUO UNICO E GRANDE PAPA’
Al mio caro papà Arrotino
Caro papà quante volte ho pensato di scriverti, probabilmente non era ancora il momento giusto. Il momento tanto atteso ora è arrivato, ed eccomi qua davanti alla tastiera del mio pc, per scriverti uno dei miei pensieri più grandi che vorrei gridare al mondo intero” SONO FIERA E ORGOGLIOSA DI AVERE UN PAPA’ COME TE”. Papà nella mia mente scorrono le immagini di momenti trascorsi insieme di quando ero ancora bambina, devo ammettere che questi ricordi sono talmente forti e indelebili, che custodisco gelosamente nel mio cuore. Ricordo il tuo rientro a casa dopo aver trascorso una giornata dura di lavoro, siccome eri perennemente tra le strade di Milano avvolto dalla fitta nebbia o dal troppo caldo che sormontava la città. Ogni volta che ti vedevo scendere dal tuo motocarro blu, i miei occhi si riempivano di gioia nel vedre il mio bellissimo papà. Papà devi sapere che la tua struttura fisica, la tua altezza, la tua corporatura robusta e le tue forti mani, mi hanno sempre trasmesso una infinita sicurezza e molta protezione. Ricordi quando salivo sul tuo motocarro blu per fare lo scivolo?…ebbene si devo confessarti che tuttora riesco ad assaporare quell’odore di bruser quando mi abbracciavi soringendomi al tuo petto. Nonostante il tempo sia passato, oggi quando ti incontro per le strade della città alla guida del tuo motocarro i miei occhi sorridono ed il mio cuore si riempie di molta felicità, perchè so che stai bene e il lavoro rappresenta la tua vita!!!
Papà sei stato e rimmarai per sempre il mio unico mulia (scleifer)
Con tanto affetto e orgoglio
dalla una figlia innamorata del “SUO UNICO E GRANDE PAPA’