GIOVANNI LETTIG
Giovanni Lettig
Nato a Resia nel 1930
Casato JÜRINOW
Arrotino
Giovanni Lettig: l’Arrotino di Stolvizza
L’arrotino Giovanni Lettig nasce a Stolvizza di Resia, in provincia di Udine, l’11 aprile 1930. Inizia giovanissimo il mestiere di ambulante: ha soli 9 anni quando comincia a seguire il nonno paterno Odorico, anch’egli arrotino, lasciando il paese natio con l’inseparabile krosma. Insieme percorrevano i paesi e le città del Friuli Venezia Giulia per guadagnarsi da vivere. Nonostante la tenera età, Giovanni era di grande aiuto per il nonno, ormai anziano e provato dagli acciacchi; tra i due scorreva un affetto immenso e profondo.
La vita di Giovanni era stata segnata precocemente dal dolore: rimasto orfano della madre Anna appena quindici giorni dopo la nascita, era stato affidato dal padre ai nonni Odorico e Anna, che lo accolsero come un figlio. Quando anche il nonno venne a mancare, il piccolo Giovanni dovette imparare in fretta a contare sulle proprie forze, facendo tesoro di ogni insegnamento ricevuto per andare avanti.
Iniziò così a viaggiare, a volte unendosi a piccoli gruppi di amici arrotini del paese, altre volte affrontando la strada da solo. Trieste fu uno dei primi grandi centri a ospitare Giovanni, ormai giovane uomo, seguito poi da Venezia, dove rimase a lungo. Ci raccontava con entusiasmo di come, durante l’acqua alta, affilasse forbici e coltelli sopra le passerelle o di come, negli angoli riparati delle calli, si dedicasse a cucire stoffe e riparare ombrelli.
Poco più che ventenne incontrò Maria, la donna della sua vita. Si sposarono nel 1953, dando inizio a un meraviglioso cammino insieme da cui siamo nati noi quattro figli: Diana, Maria, Natalino e Nella. Per papà la famiglia è sempre stata il pilastro fondamentale: una “bella famiglia”, come amava definirla, di cui andava profondamente fiero, sentendosi il custode dei nostri sorrisi.
Dalla laguna si spostò sulla terraferma, stabilendosi a Mestre. Negli anni Sessanta tentò la fortuna nella metropoli di Milano, seguendo amici e parenti, ma vi rimase solo pochi mesi prima di tornare a Mestre per riabbracciare i suoi cari. Ogni borgo del veneziano divenne il suo territorio: li visitava uno ad uno, via dopo via, con la bicicletta o la krosma, offrendo il suo lavoro con il tipico richiamo per l’affilatura e la riparazione degli ombrelli. Spesso il lavoro lo portava lontano da casa anche per un mese intero.
Le domeniche erano dedicate alla famiglia e agli affetti. Le trascorreva nel borgo Cipressina con il padre Giovanni, la madre acquisita Luigia e i suoi cinque fratelli — Marisa, Marino, Gianni, Enzo e Luciano, tutti arrotini. Il punto di ritrovo per gli stolvizzani di passaggio erano l’osteria “da Baldan” o la pizzeria “Quattro Cantoni”: certi giorni c’erano più abitanti di Stolvizza lì che nel paese d’origine. Si racconta che Baldan vendesse nella sua osteria il formaggio che i “camerari” di Stolvizza portavano dalle loro trasferte; il ricavato veniva poi consegnato alla Chiesa di San Carlo Borromeo a Stolvizza in occasione della festa di Sant’Anna. Che ricordi!
Alla fine degli anni Sessanta, Giovanni si trasferì a Treviso, in via Sant’Antonino. Anche qui si fece conoscere e stimare da una clientela numerosa che apprezzava la sua onestà e maestria. Percorreva instancabile le strade di Santa Maria del Rovere, Villorba, Carità, Spresiano, Quinto di Treviso, Paese, Casale sul Sile, Casier, Vascon, Varago, Silea e molti altri comuni della marca trevigiana.
Negli anni Ottanta, ormai stanco del continuo girovagare, aprì un piccolo laboratorio vicino al centro storico di Treviso, sotto il cavalcavia. Fu un’intuizione felice: qui le sue doti morali e professionali emersero ulteriormente, consolidando la stima di chi già lo conosceva. Giovanni rimase a Treviso fino al momento della pensione quando, finalmente, tornò definitivamente con la famiglia nella sua amata Val Resia.
Diana, Maria, Natalino e Nella Lettig