ODORICO E GIOVANNI QUAGLIA

ǴUKATAVI

Odorico Quaglia

Nato a Resia nel 1913

Casato ǴUKATOW

Arrotino


Giovanni Quaglia

Nato a Resia nel 1942

Casato ǴUKATOW

Arrotino

GIOVANNI QUAGLIA

L’arrotino con le scarpe di stoffa

Giovanni Quaglia nasce a Stolvizza il 17 marzo 1942 in una famiglia numerosa dove sia  il padre Odorico che il nonno Simeone esercitavano il mestiere di arrotino.

Essendo il figlio maggiore nel 1954 a soli 12 anni parte a piedi con il padre e la sua bicicletta adattata per l’arrotatura dal paese natale, lasciando a casa la mamma e tutti i suoi fratelli e sorelle, per spingersi verso la pianura in cerca di lavoro. Quando raccontava del giorno della partenza diceva: “Quel giorno faceva talmente freddo che, arrivato alla stazione della Carnia, i piedi non li sentivo più in quanto le mie scarpe erano di stoffa”. Arrivati dopo diversi giorni a Rimini furono ospitati per un periodo da un compaesano. La scelta di fermarsi a Rimini non fu causale, in quanto da lì si riusciva agevolmente a percorrere una considerevole fascia della riviera adriatica ricca di paesi e di opportunità di trovare lavoro.

Ricordava perfettamente quella prima notte in riviera perché essendoci stata una forte nevicata che nei punti battuti dal vento la neve arrivò fino a tre metri di altezza gli aveva riportato alla  memoria la sua valle ed il paese natio dove da bambino la neve accompagnava gran parte delle sue giornate.

Gli spostamenti venivano fatti a piedi, quando la strada andava in salita aiutava il padre a spingere la bicicletta e quando andava in discesa lo aiutava a trattenerla, passava quasi sempre la notte nelle stalle o nei fienili dei contadini la cui ospitalità venivano ripagata affilando i loro attrezzi e ripartendo al mattino presto dopo aver caricato sul retro della bicicletta lo zaino riempito con i pochi vestiti ed effetti personali.

Arrivati in un nuovo paese si collocavano nella piazza centrale e allestivano la bicicletta, si cercava una fontana per riempire il barattolo dell’acqua collocato sopra la mola e per richiamare l’attenzione delle persone si gridava “E’ arrivato l’arrotino, arrotino, arrotino” oppure si faceva il giro del paese per raccogliere gli oggetti da affilare e al termine della giornata o della mattinata si effettuava il giro per restituirli. Alcune volte capitava che che arrivati nella piazza del paese si trovavano lì già degli arrotini, spesso compaesani, era quindi usanza che quello guadagnato in  giornata venisse diviso in parti uguali.

Nel 1955 con i soldi risparmiati riuscì a comprare da un meccanico una vecchissima bicicletta pagata quattromila lire; naturalmente non sapeva ne andare in bicicletta ne aveva il tempo per apprendere pertanto tra cadute e rialzate lo imparò percorrendo le strade.

La giornata di lavoro iniziava all’alba e terminava al tramonto, si lavorava sotto tutte le intemperie, con il caldo, il freddo, la pioggia o la nebbia e si fermava solamente per lavare i panni nei lavatoi,  per pranzare e per la Messa domenicale.

Per arrotare chiedeva sulle quaranta lire, capitava diverse volte che le persone non avessero i soldi per pagare il lavoro fatto cosicché gli dava uova, galline ecc.. che poi vendeva nelle botteghe per avere in cambio denaro.

Nel 1956 arrivò a Senigallia in provincia di Ancona e vi si stabilisce; nel 1960 non potendo rilevare direttamente l’attività di arrotineria ivi presente essendo ancora minorenne – allora si diventava maggiorenne a 21 anni –  la fece intestare al padre.

Nel 1962 si trasferì in un negozio più centrale posto all’interno del centro storico della città.

Nel 1967 riuscì a prendere la licenza a suo nome aprendo la sua bottega che poi diventò oltre che arrotineria e riparazione ombrelli anche rivendita di utensili da taglio.

Con il passare degli anni la vita e anche la tecnologia migliorò e per arrotare dalla bicicletta passò al ciclomotore Mosquito e successivamente al motocarro Ape, entrambi fatti attrezzare personalmente per l’arrotatura.

Si spostava sempre da Senigallia per arrotare, facendo però sempre ritorno a casa alla sera.

Con il suo lavoro di arrotino ha mantenuto la sua famiglia, ha affrontato le varie vicissitudini che tutti incontrano nella vita ed ha tramandato la sua arte al figlio anche se poi non l’ha proseguita. Raggiunta l’età della pensione ha continuato ugualmente la sua attività che amava tantissimo fino  a quando all’età di 74 anni a causa di una repentina malattia è deceduto.

Veniva invitato spesso a partecipare con la sua vecchia bicicletta a diverse mostre artigiane di antichi mestieri dove raccontava con entusiasmo la sua vita trascorsa ad arrotare forbici e coltelli ed ad aggiustare ombrelli.

Negozio di affilatura a Senigalia

Wilma con il papà Odorico

Giovanni Quaglia

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