1997-2017 20^ anniversario fondazione Associazione C.A.M.A.

Comitato Associativo Monumento all’Arrotino

Il 20 settembre 1997 venne  costituita ufficialmente l’Associazione C.A.M.A. da 8 Arrotini di Stolvizza, Dante Lettig che ne fu il primo presidente, Giovanni Negro suo vice, Ferdinando Negro, Gino Buttolo, Luciano Quaglia, Renato Buttolo, Severino Lettig, Venanzio Lettig consiglieri,  con un primo obbiettivo: la realizzazione di un monumento, un’opera che rappresentasse un omaggio ai tanti arrotini scomparsi, i veri padri di quest’attività. L’8 agosto 1998 veniva inaugurato il monumento, un grosso masso con un bassorilievo in bronzo posizionato all’ingresso di Stolvizza nella piazza oggi dedicata all’Arrotino.

Un grazie da parte di tutta l’Associazione e amici a questi arrotini che si sono impegnati vent’anni fa per far conoscere a tutti, soprattutto alle future generazioni l’importanza che ha avuto quest’antico mestiere per la Val Resia.

Grazie di cuore da tutti noi per il valore e l’amore che ci avete trasmesso per questo mestiere.

Nella foto, i fondatori dopo la costituzione dell’Associazione C.A.M.A. a Tolmezzo il 20 settembre 1997.

Da sx in piedi: Ferdinando Negro, Gino Buttolo, Dante Lettig, Giovanni Negro, Luciano Quaglia, Renato Buttolo.

Da sx inginocchiati: Severino Lettig, Venanzio Lettig.

Weekend 12 e 13 agosto, Arrotini di Stolvizza  in festa con la presenza dell’aglio appena raccolto

 

Nel weekend di sabato 12 e domenica 13 agosto prossimo a Stolvizza di Resia si terrà la tradizionale Festa degli Arrotini, che quest’anno avrà come ulteriore valore aggiunto, la presenza dello straordinario aglio di Resia, appena raccolto e pronto per essere commercializzato in questa occasione dai tanti produttori riuniti nell’Associazione “Rozajanski Strok” una sigla garanzia di qualità e serietà.

Si inizia sabato 12 agosto alle ore 9.30, con la partenza, della “NORDIC FITNESS WALKING” escursione organizzata dall’Associazione “Sport, Cultura, Salute e …. Divertimento” di Sacile in collaborazione con l’Associazione Vivistolvizza, che cura e promuove tutta la sentieristica di questo piccolo territorio.

Sempre sabato 12 manifestazione “Remo Damu” una significativa rievocazione del rientro degli arrotini nella Valle dopo i lunghi duri mesi di lavoro passati lontano dalle proprie case. Partenza alle ore 14,00, con biciclette al seguito, dalla località Zamlin, suggestivo arrivo a Stolvizza dove alle 16.30 presso il Monumento dedicato a tutti gli Arrotini scomparsi, sarà celebrata la Santa Messa in loro memoria.

Domenica 13 agosto fin dalle ore 9.00 tutte le vie di Stolvizza saranno animate da tanti vecchi e giovani arrotini che con i mezzi più tradizionali ma anche quelli più moderni faranno sfoggio delle loro qualità professionali affilando forbici e coltelli dei turisti i quali, affidando i loro utensili alle mani esperte di questi professionisti, potranno riportare a casa il concreto ricordo di questa festa. Quindi l’Associazione invita tutti a portare attrezzature da affilare per non perdere questa bella occasione offerta generosamente dagli arrotini di Stolvizza. Ma non solo arrotini per le vie ma anche hobbisti e preziosi produttori di artigianato locale.

Tutto il giorno sarà inoltre possibile visitare con guide il Museo dell’Arrotino allestito in un bell’edificio al centro del paese, un ricco contenitore di oggetti, vecchi congegni per affilare, biciclette, fotografie che raccontano di questo mestiere che rappresenta il passato, il presente ed il futuro di questa piccola comunità. Nell’ampio spazio di fronte al Museo sarà possibile visitare gli stand dei produttori dell’ormai famoso aglio di Resia nel dialetto locale “Strok”, presidio Slow Food, il quale deve la sua notorietà a questo straordinario contesto ambientale che ha donato al prodotto delicato profumo e inconfondibile sapore.

Tutta la giornata sarà ricca d’iniziative, vale la pena ricordare l’appuntamento, a partire dalle ore 10,00, dedicato soprattutto ai più piccoli nel cortile del “Museo della gente della Val Resia” con l’animazione della favola “L’Arrotino ed il miracolo di Natale”. Nel pomeriggio alle ore 16,00, nello spazio antistante il Museo dell’Arrotino, “Fashonmusic” sfilata di moda a cura del giovane stilista Alessio Avai, prima del gran finale proposto dal “Gruppo Folcloristico Val Resia” che concluderà con la sua caratteristica musica e le sue suggestive danze questi due giorni dedicati all’Arrotino di Stolvizza.

 

Per tutte le informazioni ci si può mettere in contatto con il C.A.M.A. Associazione Arrotini promotrice dell’evento ai seguenti n. tel. +39 3356275763 oppure +39 3331253299, mandando una mail: info@arrotinivalresia.it.

 

NON SOLO ARROTI MA ANCHE OMBRELLAI

Molti arrotini riparavano anche gli ombrelli rotti e mancanti di qualche bacchetta o con it manico lesionato.
In passato, infatti, l’indigenza diffusa faceva si che una famiglia potesse permettersi I’acquisto di un solo ombrello che i vari componenti del nucleo utilizzavano a turno, favorendo un’usura più rapida dell’oggetto.

Questo fatto, oltre all’antica mentalità di non buttare via nulla, giustificava la presenza di questo prezioso lavoratore il cui fascino resiste al passa re del tempo e all’obsolescenza.
Questi portava con se un’attrezzatura costituita da pinze di ferro, filo di ferro, stecche di ricambio, pezzi di stoffa, aghi, filo e spaghi di vario genere.
Il tutto contenuto in una cassetta di legno su I la quale l’uomo sedeva durante Ia sua attività ma non era ne semplice, ne breve. II messaggio di questo artigiano era: “tutto si ricicla, tutto e riparabile” e lo dimostrava armeggiando ogni giorno con la pinza sui pezzi metallici o sul manico dell’ombrello, aggiustando la tela o cambiandola totalmente.

GLI ARROTINI AMBULANTI (BRÜSARJI)

Una delle attività che abitualmente esercitano tanti uomini e giovani di Resia, specialmente della frazione di Stolvizza, è quella dell’arrotino ambulante. à un mestiere poco comune, riservato solo a certi veramente appassionati, proprio della gente della montagna, dove non si ha modo di apprendere altre arti.
E’ facile a impararsi, non richiede il possesso di capitali, né particolare perizia.
Basta avere un po’ d’ingegno, spirito di sacrificio e sopportazione, e darsi da fare.

E’, però, un mestiere umile, che comporta i sacrifici e molti strapazzi. Egli deve lasciare la famiglia, andare per il mondo senza una meta fissa, rimanere assente per lunghi periodi e ritornare a casa per breve tempo soltanto in certe occasioni, per le feste tradizionali del paese, e all’epoca della falciatura.

L’arrotino gira per vaste zone, spostandosi continuamente, richiamando l’attenzione delle massaie al prolungato grido annunciante il suo arrivo, pieno di coraggio ed entusiasmo, onesto e preciso, sempre ossequiente alle leggi e alle autorità.

Dopo aver raccolto coltelli e forbici presso le famiglie, si mette in un angolo appartato di qualche piazza, o sotto qualche porticato, e comincia di buona Iena il suo lavoro sulla sella della sua strana e particolare bicicletta, sulla quale è montata l’attrezzatura del mestiere, consistente nella mola più grande per affilare e una più piccola a smeriglio per lucidare gli utensili resi taglienti.
Appeso più in alto c’è anche un piccolo recipiente arrugginito contenente acqua colante a gocce sulla mola mentre gira vorticosamente,
azionata dal pedale. Sul portapacchi sistemato sulla parte ante-riore del velocipede, legata con spago, c’è la cassetta degli attrezzi, e un’altra, contenente qualche indumento e la coperta, è collocata sul portapacchi posteriore.
Nel lontano passato gli arrotini si spostavano da una località all’altra con gli arnesi di lavoro racchiusi in una cassetta portata a spalla (krama), poi subentrò il carretto a due ruote (krosma).
Dopo l’ultima guerra la bicicletta ha sostituito il carretto a due ruote spinto a mano, esso pure attrezzato per il mestiere, che ancora 20 anni fa era in dotazione di tutti gli arrotini, e che ora solo pochi anziani adoperano ancora. Questo della bicicletta è stato un grande passo avanti per la categoria: si fa meno fatica per spostarsi e si ha modo di percorrere un territorio più esteso, con più tempo da dedicare al lavoro, e più occasioni per trovarlo.

Così di paese in paese, di piazza in piazza, sempre avanti anchenelle intemperie, arrancando faticosamente con la pesante bicicletta, o trascinando il carretto, finché lo coglie la sera, stanco sfinito.
Allora si rifugia presso il contadino di sua conoscenza che lo rifocilla, in cambio di qualche prestazione, e lo alloggia per la notte sui granai d’estate, nella stalla, al caldo con le bestie, d’inverno.

Gli arrotini di Resia arrivano dappertutto, si sparpagliano ovunque, lavorando isolati, in autonomia, senza farsi concorrenza.
E ci sono quelli più anziani che girano nei paesi di campagna, e quelli che preferiscono lavorare in città.
Nel secolo scorso e negli anni antecedenti la prima guerra mondiale, gli arrotini resiani si erano portati fino nelle più remote località dell’Europa orientale e meridionale.
Uno, Simeone Siega, di Oseacco, in una lunga peregrinazione durata anni, fra avventure e pericoli di ogni genere, aveva attraversato, lavorando lungo l’itinerario, tutti i Balcani, arrivando al Bosforo, passando poi in Turchia, e attraverso l’Anatolia e la Siria, a Gerusalemme.

Così botteghe artigiane di arrotini resiani sorsero un po’ ovunque, nelle città dell’impero austro-ungarico, della vecchia Serbia e della Romania. Altri batterono le zone più vicine del Friuli, della Slovenia e della Croazia. Un coraggioso resiano di Lischiazze, Giuseppe Trancon, stabilitosi a Sopron, in Ungheria, e colà dimorante con una bella bottega per diversi decenni era l’arrotino di fiducia della casa imperiale di Austria avendo amici conti e duchi e fra la grande nobiltà.

Contemporaneamente al lavoro di arrotino alcuni facevano anche
gli stagnini, riparando pentole e caldaie di rame e gli aggiusta ombrelli.
Certi arrotini possedevano una particolare tecnica di lavorazione e avevano l’attrezzatura idonea per lavorare per conto degli ospedali, rendendo taglienti gli strumenti chirurgici, e questa era arte.

(Tratto da: Aldo Madotto Pagine di Storia Resoconti di Vita Resiana 11 1961 —1970 pag. 48)

IL MONUMENTO ALL’ARROTINO

Il girovagare alla ricerca di lavoro dei numerosi arrotini resiani nel corso dei secoli, ha permeato tutti gli abitanti della Valle di un grande affetto per questa arte manuale.
Questo ha portato, su proposta di alcuni arrotini, alla decisione di costruire a Stolvizza un monumento dedicato proprio a questo mestiere.
L’opera rappresenta un omaggio ai tanti arrotini scomparsi, veri padri di questa attività, ed è un forte messaggio per far conoscere alle future generazioni l’importanza che ha avuto per tutti
questo umile mestiere.
Dalla proposta alla realizzazione il passo è stato breve, in quanto tutti si sono sentiti coinvolti materialmente e moralmente alla sua realizzazione.
Il giorno 8 agosto 1998 il monumento all’arrotino era cosa fatta e veniva inaugurato con una significativa e toccante cerimonia.
Il monumento, un grosso masso con su un bassorilievo in metallo, fa bella mastra all’ingresso del Paese di Stolvizza nella piazza che per questo oggi viene chiamata Piazza dell’Arrotino.

IL MUSEO DELL’ARROTINO

“Rivive la memoria storica di un umile mestiere” è quanto era scritto all’ingresso della primissima Mostra permanente dell’arrotino inaugurata l’8 agosto 1999 a Stolvizza di Resia.
La struttura si è via via arricchita di numerosi reperti, vecchi macchinari, biciclette e foto storiche, un patrimonio recuperato e riportato in bella mostra in questa importante realtà museale della Val Resia.
Trasferitosi nella nuova sede nel 2005, il museo nasce con l’intento di trasmettere alle generazioni future la memoria di un antico mestiere, tramandato da padre in figlio, tipico delle genti dalla Val Resia, e di Stolvizza in particolare. L’allestimento è caratterizzato dalla presenza degli attrezzi indispensabili per lo svolgimento di questo mestiere: mole affilatrici di varie dimensioni, biciclette, antichi oggetti da taglio e fotografie.

C.A. M.A. Comitato ASSOCIATIVO MONUMENTO ALL’ARROTINO

DEPLIAN

Con grande soddisfazione presentiamo questo dépliant realizzato per far conoscere la Val Resia ed in particolare il tradizionale mestiere dell’arrotino.
L’opuscolo promuove il museo e la festa dell’arrotino in programma a Stolvizza la seconda domenica di agosto di ogni anno, ma soprattutto è ricco di tante notizie storiche, geografiche e di costume che aiutano a comprendere e a conoscere questa meravigliosa valle dal fascino a volte misterioso e a capire la storia di questo antico lavoro dell’arrotino che ha rappresentato e rap-presenta tuttora, una parte importante dell’attività economica della vallata.
Vi aspettiamo quindi in questo splendido paesino sotto il monte Canin per passare insieme serene giornate di festa.
Il Comitato organizzatore