Viaggio nei comuni disastrati – TERREMOTO 1976


Viaggio nei comuni disastrati: in regalo il raccoglitore
In copertina la poesia di Jorge Luis Borges donata, nel 1978, ai friulani attraverso il Messaggero Veneto. Costruiamo il portale della memoria con i lettori. Il racconto di Moreale: il giorno dopo nei paesi distrutti
di Giacomina Pellizzari

UDINE. Terremoto 1976-2016: domani, lunedì 4, il Messaggero Veneto regalerà ai lettori il raccoglitore per conservare gli inserti da collezione.
Con il marchio dell’iniziativa in primo piano e la poesia scritta, nel 1978, da Jorge Luis Borges per i terremotati, il raccoglitore consentirà di conservare gli inserti piegati in due. “Terremoto del Friuli” è il titolo della poesia donata ai friulani attraverso il nostro giornale che ora la ripropone a dimostrazione che il legame con i lettori non si è mai interrotto.
Il viaggio nei comuni disastrati continua a destare interesse non solo tra le persone che hanno vissuto quella terribile esperienza, ma anche tra i giovani che vogliono conoscere una pagina di storia che ha segnato, nel bene e nel male, la nostra terra.
Non a caso l’obiettivo del progetto 1976-2016 resta quello di creare il portale della memoria da donare alla comunità. Partner dell’iniziativa la Regione, il museo Tiere Motus di Venzone, Bluenergy e la banca Friuladria. Continuiamo, infatti, a chiedere ai lettori di raccontarci le loro storie attraverso l’indirizzo e-mail terremoto1976@messaggeroveneto.it o il sito internet www.messaggeroveneto.it.
Galliano Moreale l’ha già fatto ricordando la sera del 6 maggio quando, steso sul letto, nella sua casa a Paparotti, leggeva L’Espresso.
«Il letto ebbe un prolungato sussulto. Feci le scale in un balzo, presi in braccio mio fratello, lo trascinai in salvo seguito da mia madre incredula da quanto la casa si muovesse» racconta e tornando indietro di 40 anni, «avevo 17 anni», ricorda la sorella più grande che, sfidando la paura, si attaccava al telefono chiamando la redazione del Messaggero Veneto e il comando dei vigili del fuoco, ma dall’altro capo non rispondeva nessuno.
«Mi recai a piedi al bar Al Fornar, a Cussignacco, dove gli amici che venivano da Gemona, Osoppo, Buja parlavano di cataclisma di morti da estrarre dalle macerie». Descrizioni terribili che colpirono Moreale. Il giorno dopo andò a scuola, ma l’istituto Zanon era chiuso causa “terremoto”.
«Andai in viale Duodo dove – aggiunge – dove c’era la sede del Pci. Allora ero un giovane comunista. Entrando raccolsi una copia dell’Unità che, a piena pagina, annunciava un “Disastroso terremoto in Friuli”. Mi dissero che la sezione di via Villalta si era organizzata per i soccorsi. Salii su un furgone Volkswagen T2 carico di damigiane d’acqua, coperte, forme di formaggio, disinfettanti, pale, picconi, caschi e guanti da lavoro».
L’autista si diresse verso la val Resia, attraversando i comuni più colpiti. «Qui i danni erano limitati e il capomissione si diresse a Gemona. Restammo tre giorni a scavare, muovere pietre, cercare corpi, estrarli come i due anziani che trovammo, morti l’uno sull’altro, sul divano».
Il terzo giorno ci mandarono al campo base per le vaccinazione». Il giorno dopo tornò a casa e raccontò al padre che Gemona non c’era più. Era sparita sotto il peso delle macerie.
«Non avevo neppure 18 anni, pensavo di essere uno dei più giovani a essere partito senza alcuna organizzazione, ma con una grande motivazione e l’incrollabile determinazione
e volontà della gioventù. Scoprii che non era così» conclude Moreale secondo il quale anche i soccorritori che hanno agito tra le macerie del Friuli possono essere paragonati agli angeli del fango diventati il simbolo dell’alluvione di Firenze.

FONTE http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2016/04/03/news/viaggio-nei-comuni-disastrati-domani-in-regalo-il-raccoglitore-1.13232637?ref=search