La musica friulana conservata in un libro: vent’anni di canzoni


La musica friulana conservata in un libro: vent’anni di canzoni
Udine, Bruno Rossi ha pubblicato la prima raccolta completa. Sono stati catalogati 1300 dischi e settemila artisti
di Nicola Cossar

UDINE. L’identità passa anche per un disco. Ma non basta un album (pur splendido) di musica corale, di un cantautore o di un gruppo, non basta se questi lavori non vengono poi raccolti, catalogati, inseriti in una piccola enciclopedia da consultare, oggi, domani.
L’identità ha bisogno di una casa abitata dalla lingua, dalla storia, dalla musica, ma anche di un custode, di un bibliotecario devoto e innamorato di queste radici, perché – come diceva Mahler – «la tradizione è la custodia del fuoco, non l’adorazione della cenere».
Nessuno ha l’esclusiva. C’è chi parla – tanto, spesso, troppo – e chi invece fa, serve la propria cultura. Bruno Rossi, musicista, musicologo ed editore friulano, è uno che fa e sempre propone.
Ci aveva già stupiti e conquistati con i due preziosissimi ed eleganti volumi dedicati ai nostri cantanti d’opera (Voci liriche del Friuli) e ora ci presenta una nuova opera, che racchiude 5 anni di lavoro per mettere in ordine 1.300 cd, 7 mila artisti friulani o che hanno inciso brani friulani.
Con l’Unione società corali del Friuli Venezia Giulia, Rossi pubblica per la sua Pizzicato 20 anni di cd del Friuli (1990-2010), un tomo di ben 544 pagine. Questo volume – che sarà presentato oggi, alle 18, alla biblioteca Joppi di Udine – è la naturale continuazione del lavoro del 2009 Il çant dal Friûl, dedicato alle registrazioni storiche su vinile e cassetta.
La scommessa con Gri
«È vero – commenta divertito Rossi -. Allora, nella prefazione, l’amico professore Gian Paolo Gri scrisse: “Chissà che dai cassetti e dal suo computer domani non esca un contributo ulteriore!”.
E io l’ho dato!». Un lavoro immane. «Può dirlo. Cinque anni, contatti ovunque, dalla Svizzera alla Slovenia, dal mondo tedesco a quello dei Fogolârs, a tutti coloro che hanno inciso “cose” friulane (indimenticabile la Stelutis alpinis di De Gregori).
Ma l’ostacolo maggiore è stata la mancanza di comunicazione e di cataloghi articolati delle nostre etichette. Sinceramente, mi aspettavo maggior collaborazione qui in regione: questo lavoro aiuta tutti e non va contro nessuno. Comunque, non ho mollato ed ecco qui il librone».
Con in copertina un disco seminale del cantautorato friulano, Anime femine di Maieron. Come mai? «È un artista che mi piace molto. Ma la copertina vuol racchiudere un senso di appartenenza per tutti coloro che si spendono per cantare questa nostra terra».
Vent’anni di Friuli su disco
Com’è questo volume? «È solo un ordinato catalogo di quanto prodotto in 20 anni – risponde Rossi -: da chi ha pubblicato tantissimo (la benemerita Avf di Checo Comelli) a chi ha magari stampato 30 copie. Qui c’è tutto, o almeno il 99% del Friuli in musica: classica, rock, pop, jazz, folk, corale.
Un libro da mettere lì e da consultare quando serve, oggi o fra 20 anni. Contiene tantissime informazioni e magari qualcuno, prima o poi, vorrà scoprire chi era Fausto Romitelli. O Ezio Vittorio».
La memoria di una gente
Ci pare di capire che questo lavoro racchiuda anche un appello e un messaggio importante legati alla memoria di una gente e della sua cultura. «Il senso è proprio questo. Io voglio essere un umile custode che ha anche il desiderio di passare il testimone.
Cerco, senza presunzioni, seminare una sensibilità, di contribuire a gettare le basi di una “cosa” che qui manca tanto: una fonoteca del Friuli Venezia Giulia. Un sogno? Forse, ma approfitto dell’occasione per rivolgere un invito a tutti, Università del Friuli e Filologica in testa: facciamola diventare realtà».
Voci di un secolo fa
La novità del libro sta anche nelle sezioni dedicate alla musica ebraica, a quella di Sauris, alla Slavia, a Resia, al mondo gradese e a quello bisiaco, alla prosa e alla poesia in marilenghe, persino alle campane di questa terra.
«Volevo fosse il più completo possibile, che raccogliesse tutte le voci della mia gente. Come fecero, in altri contesti e con altri strumenti, quasi un secolo fa, i tedeschi».
Cosa fecero? «Lo testimonia il cd allegato al libro: contiene il riversamento – ovviamente – di cinque 78 giri in gommalacca della Preussische Phonogrammkommission. Durante il primo conflitto mondiale i tedeschi pensarono di cogliere l’occasione per raccogliere in una biblioteca sonora (eravamo agli albori) le voci e le lingue dei popoli del mondo.
Ai prigionieri che comprendevano il tedesco veniva chiesto di raccontare/recitare la parabola evangelica del figliol prodigo e poi di tradurre una cinquantina di frasi e modi di dire nella propria lingua materna. Le voci friulane sono due: quella del maniaghese Giovanni Siega (1881-1920) e quella di Egidio Meneghini di Nimis (1889-1959). Furono registrate nel giugno del 1918 nel campo di prigionia bavarese di Hammelburg. Una testimonianza preziosa quanto straordinaria di cui ho potuto disporre grazie all’Università Humboldt di Berlino».
Semi d’identità
Ecco che torniamo al tema dell’identità e delle radici della musica. «Gli studi con Roberto Leydi restano il mio faro – conclude Bruno Rossi -. Comunque, Mahler aveva ragione parlando del dovere della custodia di una cosa viva, un fuoco che possa diventare seme.
Spero, con la massima umiltà e disponibilità, che questo libro possa essere un piccolo seme da affidare alle nuove generazioni, perché non si perdano, perché proteggano la propria storia e capiscano che anche la musica può dirci chi siamo davvero».

FONTE http://messaggeroveneto.gelocal.it/tempo-libero/2016/03/02/news/la-musica-friulana-conservata-in-un-libro-vent-anni-di-canzoni-1.13053663?ref=search