Show degli arrotini della Val di Resia


Si sono esibiti in centro e nella suggestiva cornice del molo Audace
13 agosto 2011

Le biciclette sono quelle di una volta, e così pure gli utensili, la mola e i lubrificatori. Alcuni sembravano usciti dalla saga romanzesca di “Peppone e Don Camillo”, altri pronti per una entrata da figuranti su un set di una pellicola d’epoca. Tutto vero invece ieri in città, nei momenti allestiti tra le vie del centro e il Molo Audace, teatri urbani del transito di una decina di arrotini appartenenti al Cama, il Comitato Associativo Monumento all’Arrotino, il gruppo della Val Resia alle prese con una sorta di tour promozionale. Nobili artigiani in via di estinzione ma animati dall’orgoglio di chi non vuol entrare in un museo. Stanno affilando nuovamente le armi, letteralmente, scandagliando piazze e istituzioni, alla ricerca di un nuovo ingresso nel panorama lavorativo ma privo di una etichetta puramente rievocativa. Eppure l’impatto delle “cose antiche” prevale, cattura, piace ancora a molti. Mani ruvide ma tocco lieve, preciso. L’arrotino lavora così, affilando forbici e lame ma all’occorrenza, quasi per una sorta di storico “optional”, aggiustando anche gli ombrelli o intervenendo sui piccoli problemi delle cucine a gas: «Ci stiamo battendo per valorizzare nuovamente la nostra professione – ha sottolineato Domenico Lettig, presidente e portavoce, con i suoi 50 anni uno dei più ” giovani” della delegazione di arrotini della Val Resia giunta ieri a Trieste – Da circa venti anni siamo stati messi in un angolo, sia dal senso “dell’usa e getta” che dalle grandi distribuzioni, ma la professione può essere recuperata. Anche perchè – ha sottolineato convinto – è un lavoro che può ancora garantirti dei buoni introiti”. Gioca molto, e bene, sul tema “vintage” l’arte dell’arrotino, e non potrebbe essere altrimenti. Chiedere del mezzo di lavoro con cui ieri sfilava Luigi Quaglia, proprietario di un piccolo laboratorio di matrice ottocentesca, tra i pochi esistenti slegati dal supporto della bicicletta, un macchinario completo e dotato di cinghie speciali per il trasporto sulle diligenze o “semplicemente” sulle spalle dell’artigiano. Difficile ipotizzare il recupero completo di una simile professione. Di certo ieri le vetrine in Barriera Vecchia e soprattutto in Mercato, hanno funzionato, complice anche la “colonna sonora” offerta dalla ispirata banda Filarmonica di Santa Barbara. Clima paesano ma non deprimente. Se ne è accorta anche il neo assessore comunale al Commercio, Elena Pellaschiar, tentata, pare, di introdurre la figura
dell’arrotino all’interno del mercato al coperto, magari per una volta alla settimana. Idea romantica, che potrebbe anche funzionare, stando almeno alle prime esternazioni di colore che puntuali echeggiavano in piazza: ” Mule, è arrivato l’arrotino…”
Francesco Cardella
FONTE http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2011/08/13/news/show-degli-arrotini-della-val-di-resia-1.771697