Arrotini in piazza: così salviamo il nostro lavoro


Ha fatto tappa a Udine il tour promozionale partito dalla Val Resia. «Un’arte antica, che fa girare e incontrare la gente. La consigliamo ai giovani».
di Ilaria Gianfagna

UDINE. E’ arrivato l’arrotino…». Qualcuno lo urla ancora nelle piazze e nelle vie delle città e qualcuno, di questo antico mestiere, continua a vivere. Girano instancabilmente, affilano forbici e coltelli, hanno una schiera di clienti affezionati e amano la loro professione. Il quadretto non è tutto positivo, però, in quanto manca il ricambio generazionale e i giovani non vogliono apprendere un lavoro che richiede anche anni prima di imparare la tecnica. Per questo motivo, gli arrotini della Val Resia si sono riuniti nel 1997 in un’associazione e visitano tutta la regione per promuovere quest’arte che è una delle peculiarità principali delle loro montagne. Ieri una decina di arrotini è apparsa in piazza Libertà, sotto la Loggia, per mostrare anche agli udinesi cosa vuol dire affilare i coltelli. Tutti schierati e in sella alla bicicletta hanno trascorso una mattinata fra dimostrazioni e scambi di battute con i passanti incuriositi dalla loro presenza.
Il più giovane ha 50 anni ed è anche il presidente dell’associazione. «Il nostro è un viaggio di ritorno a casa – spiega Domenico Lettig –, lo chiamiamo in resiano Remo Damu. Molti di noi non vivono più in regione, perché ogni arrotino ha la sua area di competenza ed è difficile trovare lavoro per tutti nello stesso posto. In tanti sono emigrati già negli anni Cinquanta, insieme ai genitori, che facevano lo stesso mestiere». E’ il caso di Adelino Quaglia, l’arrotino più anziano del gruppo. Ha 78 anni e nel 1947 si fece a piedi il tragitto Resia-Forlì. «I treni non funzionavano – racconta – e le biciclette erano rotte, così io e mio papà ci siamo incamminati in cerca di lavoro. Ora vivo a Budrio in provincia di Bologna».
Nel passare degli anni, anche questo mestiere è cambiato. «Prima commissionavamo le biciclette ai meccanici e ora le usiamo per le esibizioni – dice Quaglia –. Giro invece a bordo di un camioncino rosso e affilo i coltelli grazie a un motorino elettrico. Però lo faccio all’antica, gridando con il microfono e girando per le case».
Si può ancora vivere di questo lavoro? «Io sono tornato alle origini – racconta Luigi Quaglia, di 66 anni –. Lavoravo come arrotino, ho cambiato mestiere e poi ho ripreso la vecchia passione. A 22 anni ho attraversato l’Italia in bicicletta in due anni. Ho scoperto così un paese straordinario, accogliente, ospitale
e generoso, forse un’Italia che non esiste proprio più. Poi sono diventato venditore di calzature e quindi di nuovo arrotino perché questo mestiere è entusiasmante: dialogando con la gente s’impara sempre qualcosa di nuovo, si gira il mondo e si fanno incontri interessanti, come qui a Udine».

FONTE http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2011/08/14/news/arrotini-in-piazza-cosi-salviamo-il-nostro-lavoro-1.772634